Michele Bernasconi alla "Marathon Trail del Lago di Como" (CO)

13-13 07 2013, Como

Michele alla Marathon Trail del Lago di Como

Il 13 e 14 luglio ho preso parte al mio primo ultra-trail superiore ai 100 km, più precisamente il Marathon Trail del Lago di Como, gara di 115km per un dislivello complessivo di + 6500m che si svolge a cavallo tra il lago di Como e quello di Lugano. Salite e chilometraggio a parte, la grande difficoltà di questa gara é certamente il caldo, visto che si svolge a metà luglio ad altitudini non elevate che vanno da i 200 m di Como ai 1700 m circa del Mt. Generoso. Per questo motivo i ritiri sono sempre numerosi e quest'anno su 130 partecipanti, solo in 64 hanno tagliato il traguardo.

Questa stagione ho potuto gareggiare poco a causa di una lesione del legamento esterno della caviglia, che mi ha tenuto fermo quasi 2 mesi tra marzo ed aprile. Non avevo quindi gare nelle gambe se non una di 20 km a gennaio, insomma, tanto allenamento ma poco agonismo puro e per questo ero un po' preoccupato. Ma questa é una gara a cui tengo particolarmente perché si svolge sulle montagne di casa e non volevo mancare.

Parlando di alimentazione é importantissimo mangiare abbondantemente frutta dolce e insalata a foglia verde (riducendo al massimo i grassi) nei giorni precedenti la gara, così da riempire i propri muscoli delle scorte necessarie di zuccheri e mantenersi sempre ben idratati.


La mattina prima della gara invece, ho preso l'abitudine di bermi una spremuta d'arancia di circa 1.2 litri, almeno un' ora e mezza prima della gara.

In un trail é sempre importante non portare nello zainetto pesi superflui, anche pochi grammi possono diventare tonnellate se tenuti in spalla per 15-20 ore. Limitarsi quindi al materiale obbligatorio, oltre a 1/2 litro d'acqua e 1/2 litro di frullato di datteri. Meglio perdere 30 secondi per riempire il "camelback" ad ogni ristoro, piuttosto che portarsi in giro tutto ciò che non serve.

Alle 09.15 siamo quindi partiti dal lungolago di Como e passando da Cernobbio siamo saliti fino in vetta al Bisbino. Da li seguendo la Via dei Monti Lariani in direzione di Pian delle Alpi, abbiamo raggiunto Erbonne ed in seguito Orimento, fino a giungere sulla vetta del Mt. Generoso (1700 m circa). Ripida discesa fino ai 300 metri di Campione d'italia, fine della prima tratta di 42 km e primi 2400 metri di dislivello lasciati alle spalle. Tutto questo in circa 6 ore e 30 minuti. Durante questo primo tratto ho terminato il mio fruttato di datteri e mangiato alcune banane e una mela.
Appena ripartito dal ristoro di Campione, ho fatto conoscenza con la salita più dura che abbia mai fatto, la Sighignola! 1000 metri di dislivello da fare in soli 3 km, insomma, un muro! In vetta ho capito che la pendenza della salita e l'afa mi avevano preso male, così ho deciso di non forzare la discesa verso Lanzo d'Intelvi per cercare di recuperare. Nella salita seguente ho subito capito che qualcosa non andava, ho cominciato ad avere una forte nausea, ho stretto i denti fino al successivo punto di ristoro al km 55. Sono stato costretto a sedermi, lo stomaco chiuso non mi permetteva di mangiare così ho provato a spremere del limone nell'acqua. Ho visto che stavo un po' meglio e ho riempito il camelback con acqua e limone. Ritirarmi sarebbe stato per me una delusione troppo grande così ho iniziato una battaglia psicologica contro me stesso. Cercavo di non pensare che mancavano ancora 65 km, sarebbe stata la fine. Mi sono dato degli obiettivi facili da raggiungere: "Michele, arrivi al prossimo ristoro e decidi cosa fare". E così da ristoro in ristoro, fino ad arrivare ad Argegno (200 m) verso le 22.30, km 77 e 4600m di dislivello alle spalle. Non mangiavo nulla che non fosse acqua e limone da 30 km, così ho provato a mangiare 2 mele e un po' di arachidi salate per integrare un po' di sodio. Mancavano solo 38 km e non potevo mollare adesso, così verso le 11 ho rimesso la luce frontale e ho ricominciato a salire in solitaria nel bosco nel buio della notte. Sarà l'aria più fresca ma ho cominciato a stare un po' meglio e questo mi ha permesso di superare altri trailer trovando un buon ritmo. Verso la una di notte mi sono unito ad uno di loro con il quale ho camminato per lunghi tratti fino alle 4.10 del mattino, orario in cui siamo arrivati al ristoro del Rifugio Venini, situato appena sotto l'ultima cima della giornata. Da li mancavano ormai solo 20 km, di cui gli ultimi 18 in discesa. A quel momento ho preso la miglior decisione che potessi prendere prima di ripartire verso il Mt. Tremezzo. Mi sono fermato accanto al camino acceso a mangiare frutta e ho riposato fino alle 4.45. Sono ripartito ancora col buio, ma una volta in vetta alle 5.10 iniziava a schiarire e questo mi ha permesso di farmi i 18 km di discesa con la luce dell'alba. La nausea mi era passata e credo d'aver fatto la miglior discesa della mia vita, forse rischiando anche troppo, ma ho raggiunto, superato e distanziato tutti quelli che avevo visto al rifugio ma che avevano preferito scendere col buio, restando così snervati dalla difficoltà delle lunghe discese nei sentieri di notte con la misera luce del frontale.


Poco dopo le 6.30 sono giunto a Menaggio, le gambe ancora fresche, senza dolori muscolari o alle ginocchia, sono arrivato sorridente, emozionato, con la convinzione di aver fatto una grande gara. Non mi ero arreso, neanche quando il ritiro sembrava così vicino e facile da decidere. Darsi piccoli obiettivi da raggiungere é stata la scelta migliore, non pensare alla montagna da scalare, ma solo al passo successivo da fare. Passato il traguardo ho scoperto che avevo concluso 24° assoluto, 6° nella mia categoria in 21 ore e 25 minuti. Molti di quelli che mi erano davanti o mi avevano superato alla fine si erano ritirati, perché le ultra-trail non sono solo una lotta a chi va più forte, bisogna anche restare concentrati e riuscire ad ascoltarsi per non bruciare tutte le energie. Superare la fatica e il disfattismo della mente, avere voglia di soffrire. È questo che fa delle gare di lunga durata qualcosa di speciale, difficile da spiegare, perché quando ti trovi nella notte, da solo nei boschi o sulle montagne, con la sola luce del frontale a farti compagnia, é allora che esce la persona che sei veramente, la tua forza e le tue debolezze.

Ancora una volta ho terminato una gara senza assumere integratori, gel o bevande energetiche. Solo acqua, frutta e qualche arachide salata. Lo sport da laboratorio non m'interessa, perché é il contatto con la natura oltre al tuo essere interiore a fare dello sport qualcosa che va ben oltre il risultato finale. E per questo sono fiero di portare avanti questa filosofia.

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