Michele Bernasconi alla Ultra Milano-Sanremo

28-30 04 2018 Ultra Milano-Sanremo, Michele 18 °

MIchele Bernasconi (Raw Vegan Running Team) termina 18° nella gara di tre giorni, 285 km in 46h50' !

Michele arrivo alla Milano Sanremo 2018"La vita é fatta di sogni, li stiamo a guardare per tanto tempo, finché non ci alziamo in piedi e decidiamo di affrontare le sfide che ci separano dalla realizzazione degli stessi. E non importa quanto sia lunga la strada o quanto sia in salita. I sogni sono tali perché all'inizio sono distanti dalla realtà e solo la forza di volontà può farci superare quella sottile linea che divide la realizzazione dal fallimento. Il saggio, colui che nella mia immaginazione si ferma a metà strada tra Grande Puffo e Clint Eastwood disse che se fosse facile tutti ce la farebbero, e sta proprio li la differenza: andare oltre la confort zone, là dove la sofferenza ed il buon senso fanno a pugni senza guantoni. Quando il corpo sogna la jacuzzi, mentre la mente ti dice che un giorno in una vita intera é solo un istante, che può essere ricordato come fantastico o colmo di rimpianti a seconda di quanto in quel momento sei stato disposto a soffrire.
Il 28 aprile ho corso l'Ultramilano-Sanremo, dal primo all'ultimo centimetro per 285 km. Non era Al Pacino in quel famoso film a dire che la vita é fatta di centimetri e che bisogna essere disposti a lottare per quel centimetro? Io e il mio Team l'abbiamo fatto e nemmeno tra 60 anni potrò mai dimenticare questa avventura che nella mia mente é cominciata anni fa, quando seguendo da casa la prima edizione ci ho visto dentro qualcosa di epico, unico, per sognatori con le Hoka ai piedi.
Mesi di allenamenti, dubbi e sacrifici per arrivare a Milano colmo di speranze e voglia di arrivare a Sanremo. L'organizzazione é incredibile e ce ne rendiamo subito conto al ritiro pettorali, con gli atleti chiamati uno ad uno dopo aver elencato il curriculum di ognuno di loro. Comprendo velocemente che non sono nessuno a confronto di certi mostri sacri dell'ultramaratona. Io che non ho mai nemmeno corso una semplice maratona. Infondo che c'é di epico nel correre 42 km? Avrebbe senso provare a correrla in meno di 3 ore, ma sarebbe troppa fatica per me, io che amo correre perdendomi nei pensieri e sotto i 200km non vado. L'anno prima finisher alla Nove Colli Running 203km, 11° assoluto e chissà dove sarei potuto arrivare se nella notte sotto la pioggia non mi fossi fermato a far attraversare le rane scendendo dal quinto colle. Perché continuo a credere che salvare 20 rane dalla strada valga più di un piazzamento nei primi 10. Ma tant'é che questo pazzo vegano ci ha sempre creduto nello sport etico, lontano dalla violenza ma vicino a tutto ciò che vive.
Dormiamo a Milano, sui Navigli, a poche centinaia di metri dalla partenza. Barbara é forse più agitata di me che invece mi perdo nel mio abituale disordine, tra magliette e scarpe da running.
La vera emozione é la partenza, quando il mattino dopo ti ritrovi tra altri 60 runners. Ti guardi attorno e ti rendi conto che dietro a quei sorrisi c'é un mondo di pensieri e speranze, sai che circa la metà di noi per qualche motivo si ritirerà e non vivrà mai l'incredibile emozione dell'arrivo, qualcuno non passerà sotto lo striscione e non toccherà il mare di Sanremo. “Non io! “ ti dici fingendo sicurezza!
Alle 10 finalmente si comincia a correre e lentamente la tensione si scioglie, Barbara ed Alessio, la mia crew, saltano in macchina e dopo circa 10 km iniziano ad assistermi. Il loro supporto sarà alla fine determinante. I primi 30 km sono piacevoli, si corre sulla pista ciclabile che segue il Naviglio Grande. La giornata é veramente afosa e questo non mi piace affatto, io che non amo per niente correre al caldo. Decido per una partenza prudente tenendo un comodo 10km/h che però mi permette di rimontare parecchie posizioni fino al primo check-point di Casteggio al 54km. Sto bene, sto facendo la gara che volevo anche se il caldo mi sta chiudendo lo stomaco. La tratta seguente é veramente desolante, si corre su una strada fortemente trafficata tra il gas di scarico di camion ed automobili. Comincio a sentire un peso sullo stomaco che non mi permette più di alimentarmi come vorrei, non capisco cosa sia, ne parlo alla mia crew che si ferma davanti ad una farmacia acquistando degli effervescenti per digerire che metto in borraccia. La situazione migliora solo sensibilmente ma mi permette di correre piuttosto bene fino circa al 100°km, quando in seguito ho un nuovo peggioramento. Vedendomi in difficoltà Alessio decide di scendere dalla macchina e farmi da pacer fino al secondo check-point di Ovada al 123°km dove arrivo in condizioni disperate. Sono sfinito perché da troppo tempo non riesco più a mangiare nulla a causa della nausea. Malgrado gli incitamenti di Alessio e Barbara non ci credo più, sono sfinito e vedo il ritiro deridermi da dietro le spalle. Fortunatamente ho corso bene e sono ampiamente avanti rispetto ai cancelli e questo mi permette di stendermi sulla brandina del ristoro. Con l'aiuto di Alessio che prima mi fa un massaggio ed in seguito mi aiuta psicologicamente a riordinare gli obiettivi, attendo che passi la nausea. Alle 3 di notte del primo giorno capisco che la classifica é perduta, ma non l'obiettivo finale di questa campagna, che resta quello di arrivare a San Remo in meno di 48 ore. Dopo circa 1 ora e 30 riprendo la mia corsa verso il passo del Turchino con l'amico Antonio Lattarulo che nel frattempo mi ha ripreso. La salita verso il passo é lunga ed é fatta di leggere salite con qualche piccolo strappo. Sono ancora un po' disorientato ed aspetto l'alba per tirare le somme e capire le mie reali condizioni. Salendo tra il buio della notte ho il morale che sanguina e l'orgoglio vagante come una bomba a mano senza sicura. Riprendo la vecchia tattica del darsi piccoli obiettivi da raggiungere, per esempio arrivare in cima al passo per le 7.45 e al terzo check-point di Genova per le 9.30. Passato il tunnel che separa il passo del Turchino dalla Liguria vedo finalmente il mare, la prima notte di corsa lascia spazio alle luci dell'alba che illuminano il nuovo giorno. L'ultramaratona é testa, é psicologia, sono alti e bassi che si nascondono tra lacrime e sorrisi. La sola vista del mare mi fa dimenticare in un attimo la sofferenza della notte appena trascorsa e riprendo a correre senza sosta giù fino al 3° checkpoint di Genova-Voltri. E sono 160 km! Barbara ed Alessio, ancora una volta fantastici sono li a prendersi cura di me mentre mi riposo sulla brandina. Non si dorme, si chiudono gli occhi e si cerca di estraniarsi da tutto quello che ci circonda. Parlo al mio corpo, gli dico di riposarsi come se dormisse una notte intera, anche se sono solo 15-20 minuti. E funziona! Riparto fresco, estasiato dal panorama che finalmente accompagna la mia corsa. Finalmente il mare e le persone a passeggio prendono il posto del traffico e dello smog della pianura Padana. Il sole alto nel cielo inizia prepotentemente a scaldare la nostra avanzata, per sicurezza decido di rallentare per non bruciarmi come il giorno precendente. Ho di nuovo il sorriso e l'ego in risalita grazie ai complimenti che ricevo da alcuni runner che si stanno allenando in riva al mare. Alcuni di loro sanno che stiamo correndo da Milano a Sanremo e ci incitano al nostro passaggio. Nel primo pomeriggio Barbara scende dall'auto ed inizia a farmi da pacer, corriamo e cammiano assieme una 30tina di km. Sembra di essere in vacanza, quando la sera esci dall'hotel e vai a farti 2 passi sul lungomare, solo che qui i 2 passi sono in realtà una cittadina dopo l'altra. Varazze-Savona-Spotorno-Varigotti-Finale Ligure, Loano. Sembra incredibile, ma qui ce le stiamo facendo tutte in una volta sola, fantastico! Raggiungiamo un gruppo di runners davanti a noi, siamo tutti nella stessa barca, sotto lo stesso sole, nella stessa sofferenza. Avere Barbara al mio fianco mi tranquillizza e non mi fa sentire troppo la fatica. Dobbiamo però accelerare così Alessio si scambia con Barbara e ricominciamo a correre con più forza e costanza, dobbiamo arrivare al 4° checkpoint di Borghetto S.S al 224°km entro le 22. Arriviamo al ristoro in anticipo sulla tabella di marcia ma con un problema al muscolo della coscia sinistra. Alessio decide di massaggiarmi e manipolarmi un po' ed il suo intervento si dimostra nuovamente un toccasana. Finalmente mi é tornata la fame, mangio due piatti di pasta al pomodoro e ripartiamo con l'energia d'altri tempi, infatti percorriamo i 20 km che ci separano da Alassio in poco più di 2 ore. Manca ormai solo una maratona, ma il problema alla coscia sinistra continua a peggiorare, ogni passo é ormai una fitta di dolore così decido di prendere il primo antidolorifico. Per me é una sconfitta, da quando corro é la prima volta che devo cedere alla pastiglia, ma sono nuovamente sulla sottile linea che separa la vittoria dalla sconfitta. La notte é fredda, il temporale che deve esserci stato prima del nostro passaggio ha fatto salire un vento gelido che soffia dal mare proprio diretto nelle nostre ossa. Siamo nel mezzo della seconda notte di corsa, la seconda notte senza dormire, la notte del dentro o fuori, chi l'indomani sarà ancora sulle proprie gambe arriverà a San Remo. Alle 3 di notte mi chiama mia mamma al telefono: “Allora sei arrivato? Stai bene?” Falso come raramente in passato rispondo: “ Tranquilla va tutto bene, mancano solo... 30 km”. In realtà la mia situazione continua a peggiorare, ogni 2 ore devo prendere un antidolorifico per poter continuare a correre, alle 4 del mattino assonnato ed infreddolito capisco che devo entrare in auto per riscaldarmi e dormire 15 minuti. Siamo fermi in un parcheggio a 25km dall'arrivo, per la prima volta non solo chiudo gli occhi, ma mi addormento veramente. 15 minuti, finché Alessio non mi sveglia: “Michele, dobbiamo andare! Non resta più molto tempo!” Esco dall'auto completamente indurito e dolorante, la muscolatura é fredda e fatico persino a camminare. Sono spaventato perché mi chiedo come farò a completare i 25km che ci separano da San Remo. Per scuotermi caccio un urlo nella notte: “Daiiiii Michiii!!!” Lo sguardo di Barbara preoccupato e pieno d'affetto é come uno specchio per me, capisco che devo avere una pessima cera che poco spazio lascia all'ottimismo! “Michi, vai, ma non prendere più pastiglie però!” Tranquilla!” rispondo io “arriverò a San Remo sulle mie gambe”. Riprendo prima zoppicando, poi camminando, finché arriva l'alba ed io sono ancora in piedi, ma adesso i km a mancare sono solo 20. Cosa sono 20 km per uno che ne ha già corsi 265? Sono semplicemente i 20 km più lunghi della mia vita. Entriamo nella pista ciclabile che ci porterà fino all'arrivo, con Alessio a farmi da pacer e lo sguardo fisso sul GPS e sulle città che vediamo in lontananza sulla costa. È quello laggiù Sanremo? No. Che sia quell'altro laggiù infondo? Neanche. Sappiamo esattamente quanti km mancano all'arrivo, il GPS non mente, ma chiediamo lo stesso ai passanti quanto manca a Sanremo, nella speranza che ci dicano che manca anche solo 1 km in meno rispetto a quanto segnato dal nostro orologio. A 10 km dall'arrivo prendiamo un gruppo di 4-5 runners, superare qualcuno é una botta incredibile al morale e allora tutto d'un tratto il dolore e la stanchezza svaniscono soffocati dall'euforia. Ricominciamo a correre a 6 e mezzo al km, solo l'argentino riesce a starci dietro. Incredibile come il profumo dell'arrivo riesca a far dimenticare la sofferenza e la stanchezza, é nuovamente la testa a decidere il destino di chi non vuole mollare. Finalmente ecco laggiù infondo Sanremo, mancano 2 km, Alessio parte in solitaria, rimaniamo io e l'argentino, capisco che lui ci tiene ad arrivare prima di me, così a 200 metri dall'arrivo lo lascio andare. Ho chiesto a Barbara di prepararmi la maglietta pulita e la bandiera, voglio godermi l'arrivo e non mettermi a sprintare per la 17° posizione. Voglio godermi ogni istante, assaporare quel momento tanto sospirato, voglio arrivare con creatività e stile. Sento lo speaker che annuncia il mio arrivo, il mio nome. Sono io che sto tagliando il traguardo, la gioia nel mio volto e la bandiera che sventola, non sarà l'Olimpiade ma sento di rappresentare il mio paese, orgoglioso di portare il movimento vegano Svizzero in fondo a questa avventura. Ce l'ho fatta, devo solo toccare l'acqua del mare. Le gambe sono così indurite che abbassarmi non é per niente facile, ho bisogno di un secondo tentativo prima di sentire l'acqua scivolare sulle mie mani. Ce l'ho fatta, 46 ore e 50 minuti di follia, ma quello che fino a due giorni prima era un sogno é diventato realtà. Sorrido durante le foto di rito all'arrivo, in realtà la sparata degli ultimi 10km mi ha fatto tornare la nausea e non vedo l'ora di sdraiarmi sui lettini da spiaggia di fianco all'arrivo. Nei nostri stanchi pensieri sognavamo la calda spiaggia di San Remo, invece il temporale della notte precedente ha fatto scendere le temperature e salire un forte vento freddo. La Croce Rossa Italiana mi da un telo termico, mi ci avvolgo dentro e mi lascio cadere su uno di quei lettini. Resterò li per quasi 2 ore, vedendo arrivare gli ultimi atleti colmi di gioia ed emozioni. Eppure fa freddo, nulla a che vedere con le calde giornate dei due giorni precedenti, così decidiamo di salire in macchina e rientrare a casa, non prima d'esserci fermati a mangiare a Savona, dove sappiamo esserci un ristorante della catena di Universo Vegano. Mangiamo, dormiamo ancora un attimo in un parcheggio da qualche parte sulla collina sopra Savona e rientriamo verso Milano, là dove tutto era cominciato due giorni prima.
Ci sarebbero così tanti aneddoti da raccontare, tanti atleti da citare, come l'amico scalzista Ercole La Manna, o il guerriero Francesco Cannito che sembrava spacciato sul Turchino, ma ha trovato dentro la forza di arrivare a San Remo. Antonio Lattarulo, con sua moglie Graziella ed il suo splendido Team al seguito, come avrei voluto vederlo finisher a San Remo, lui che corre per i bambini malati di cancro. Oppure Gianluigi di Vattimo con sua moglie, sua figlia e la sua fantastica "Influencer Crew", vedo ancora i loro occhi tristi quando Gianluca si é dovuto ritirare al 223°km, ma so che torneranno l'anno prossimo ed arriveranno a San Remo, perché il loro entusiasmo ed unità li renderà ancora più forti. E poi il mio Team, la mia fantastica Crew, non solo mi hanno sostenuto senza sosta per due giorni, ma hanno saputo aiutare anche gli altri atleti e farsi voler bene da loro e dalle loro crew, perché l'ultramaratona va oltre la gara, é un viaggio la cui fatica unisce e rende tutti un'unica grande squadra. Grazie Barbara, che nella tua instabile follia mi hai sostenuto quando sembravo spacciato dandomi affetto ed amore, Grazie Alessio, che non hai esitato a confortarmi ed aiutarmi come meglio nessuno avrebbe saputo fare. Senza di voi sarebbe stato tutto più difficile. Grazie anche all'organizzazione, ai volontari e alla Croce Rossa Italiana, impeccabili tutti.
Mi solo dilungato anche troppo, vorrei concludere dicendo che l'ultramaratona per me é arte, é una lezione di vita. C'é ben altro oltre al “tum-tum” del rumore della corsa che si protrae per ore, nell'ultramaratona ci ho visto dentro creatività, come dipingere un quadro, creare un bouquet di fiori o scrivere un romanzo. È il modo in cui fai le cose a disegnarne i tratti, il tuo personale modo di esprimere quello che sei realmente. E credetemi, di notte in mezzo ad una strada, dopo 250km non puoi più mentire a te stesso. Quando correvo gli ultratrail in montagna mi dissero che la vera sofferenza é sulla strada, dove ogni km vale doppio. Pensavo fosse una sciocchezza, superare le montagne é più faticoso che correre su una strada senz'anima. Ma negli ultimi anni ho capito che é proprio questa assenza di anima ed emozioni a rendere l'asfalto così logorante. Non ho problemi ad ammettere che durante l'ultraMilano-Sanremo ho toccato livelli di sofferenza e fatica mai raggiunti prima, raschiando il fondo della ragionevolezza e del buon senso. Alla fine mi rendo conto d'aver perso lucidità, ma per me contava solo arrivare sulle mie gambe a San Remo e così é stato. Spero di aver lasciato qualche emozione a chi ha avuto il coraggio e la voglia di leggermi fino alla fine, a tutti voi dico grazie. Dedico la medaglia di finisher al mio cane Temujin, scomparso esattamente 3 mesi prima del giorno della partenza, non ti ho dimenticato, ti voglio bene, perdonami."

tesserati con noi!

Informazioni aggiuntive