Giorgio Amici all'Ascoli Extreme Trail

 

Domenica 4 Novembre 2018,

Giorgio Amici muddy

Giorgio Amici hdrIl mio primo Extreme!! 44 km e 2500 m d+
Tutto è cominciato quando qualche mese fa ho trovato in offerta un paio di scarpe Hoka one one da trail, per un pò sono rimaste chiuse nella loro scatola, poi le ho messe per uscire ed in fine un bel giorno decisi di provarle per quello che erano state create, la corsa fuori strada. Subito sono rimasto affascinato, (la corsa su strada diciamo che non è proprio il mio sport preferito) da li si sono susseguite le uscite, le distanze ed i dislivelli si sono allungati fino a che un bel giorno mi sono ritrovato a fare 37 km e 1600 di d+. Grazie al mio amico Domenico Corradetti che è stato anche il mio coach per questi mesi, ho deciso di iscrivermi alla mia prima gara di trail, l'extreme trail di Ascoli appunto.
Veniamo al punto, giorno prima della gara, preparo tutto come mio solito (amo non avere sorprese), zaino, guanti, bastoncini, borracce, putroppo il meteo non promette bene ma la speranza è l'ultima a morire. Infatti la mattina della gara ore 5:00 piove. Esco alle 5:30 la partenza è alle 6:30 ma abito vicino, l'ansia sale, ricontrollo tutto 1500/2000 volte, parto coi guanti? senza? manicotti? Alla fine decido per un abbigliamento light visti i 22 km di salita continua che mi aspettano. Ore 6:30 è quasi giorno, piove e in un attimo mi ritrovo a correre nel gruppo, cerco di stare insieme a Domenico ma lui ha un passo troppo veloce e quindi rallento e vado col mio. Inizia la salita, il fiato si accorcia la corsa lenta diventa passo veloce, Domenico non si vede più. A quota 1100 inizia il tratto duro, si risale una pista da sci con un vertical finale di 600 metri di lunghezza e 400 di dislivello, praticamente un muro. Ormai ho trovato il mio passo, cuore al medio senza esagerare, arriva la nebbia (in realtà nuvole basse) vento forte che fa sembrare la pioggia quasi grandine. Ci sono inizia il vertical, i paletti si vedono appena, non c'è un sentiero da seguire, si sale e basta, ad un tratto nella nebbia ritrovo Domenico, ed altri, tutti si fermano per coprirsi o rallentano per il maltempo, io sto bene, questo è il mio terreno, in poco tempo recupero circa una ventina di posizioni. In cima (1860 m) un mio amico del soccorso alpino mi dice che sono passati appena una ventina di concorrenti (non ci posso credere), non mi fermo, troppo vento e pioggia, trovo subito il sentiero che scende (molti hanno avuto problemi a causa della nebbia). Euforico per la notizia mi sembra di volare poi le mie tre operazioni ai legamenti crociati delle ginocchia mi riportano alla realtà e rallento. Cinquecento metri più in basso e 30 km corsi il clima è migliorato, nel senso che che non c'è più la bufera. Tra me e me penso che ormai manca sono un ultima salitella, appunto a l trentacinquesimo chilometro "il muro" tipo quelo dei maratoneti, mentre salgo tra le rocce mi sento vuoto, in più quelli che fanno il percorso corto mi superano come un birillo e la mia psiche ne risente. Mi sparo un gel che rinvigorisce corpo ma soprattutto la mente. Finalmente sono finite le salite, tutta discesa fino al traguardo (yeeeeeeee). All'ultimo ristoro mi conforto con un po di datteri e cioccolata, mi ripeto questo mantra "ormai è fatta ormai è fatta", la fatica mi fa un pò vacillare, prendo un paio di storte "leggere" finchè in un punto roccioso ne prendo una tosta alla caviglia dx, non può finire così, mi fermo un minuto poi provo a camminare, fa male ma non siè gonfiata, continuo e va sempre meglio, il dolore c'è ma ormai manca poco, l'ultimo tratto è una "spartan", il passaggio di trecento atleti ha reso il terreno un pantano. Cammino sulle uova e finalmente arrivo all'asfalto, il traguardo è vicino, rientro in città, vedo le transenne, il gonfiabile rosso che indica il traguardo, la gente che applaude, è fatta veramente. Stanco ma non distrutto mi siedo fiero di me stesso, non credo che dmenticherò mai questo giorno. Tutto il resto sono numeri.

3 brevi video:

Video 1

Video 2

Video 3 (arrivo)

Giorgio Amici Finisher

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